Contro Salvini mobbing istituzionale

Non pare che Mattarella sia sempre stato così ligio a quelle leggi, regole e norme costituzionali che adesso brandisce come una clava sulla testa di Salvini, la cui ingenuità e grossolani errori talvolta profumano perfino di bucato

– Enzo Ciaraffa –

Il presidente Mattarella, rievocando ieri alla Camera la figura di un suo predecessore, Oscar Luigi Scalfaro, ha voluto ricordare che «I magistrati devono applicare la legge e le sue regole il cui rispetto è indispensabile, sempre […] Come spesso ebbe a ricordare anche il presidente Scalfaro, queste valgono per tutti, senza aree di privilegio per nessuno, neppure se investito di pubbliche funzioni».

La staffilata a Salvini è evidente, il quale in verità, se l’è pure meritata, perché si ostina a non voler pesare le parole e a non voler curare un po’ meglio la sua comunicazione.

Ne escono screditati, però, anche il rievocatore Mattarella e il rievocato Scalfaro. Mattarella, del quale in verità non ricordiamo particolari meriti politici se non quello di essere stato il fratello di un presidente della Regione Siciliana ucciso da Cosa Nostra e per essere stato l’ispiratore di una legge elettorale così scombiccherata da essere definita “Minotauro”, non pare sia stato sempre così ligio alle regole. È stato forse assonante al dettato costituzionale il suo caparbio veto preventivo sul professore Paolo Savona, come ministro dell’Economia, al costituirsi del governo Conte?

Oscar Luigi Scalfaro, poi, meriterebbe una dissertazione a parte se avessimo spazio sufficiente, ma ci soffermeremo soltanto su due punti, per ricordare ai lettori del Il Rullo chi era il rievocato da Mattarella per dare una lezione a Salvini.

Nel 1993, il direttore dei servizi segreti (il Sisde), quando fu arrestato per costituzione ed uso improprio di fondi neri, clientelismo e ruberie varie, dichiarò al magistrato inquirente che il presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, negli anni in cui era stato ministro dell’Interno, aveva percepito per quattro anni un benefit mensile di cento milioni di lire provenienti dai fondi riservati del servizio segreto civile. Ebbene, lungi dallo spiegare agli italiani se avesse o meno preso tutti quei soldi pubblici e che cosa ne avesse eventualmente fatto, Scalfaro si presentò in televisione a reti riunite per dirci semplicemente che lui non ci stava. Alla faccia del «… senza aree di privilegio per nessuno, neppure se investito di pubbliche funzioni»!

Non parliamo di ciò che accadde a Berlusconi il 22 novembre del 1994 a Napoli, al quale fu fatto pervenire un mandato di comparizione proprio mentre presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità. Ovviamente l’atto ufficiale fu anticipato dal Corriere della Sera (al quale qualcuno dovette pur soffiarlo), il giorno prima, sputtanando urbi et orbi il capo del governo. Pare che nella malmostosa circostanza l’allora Procuratore Capo di Milano si fosse consultato con Scalfaro prima di far partire la bordata giudiziaria contro l’odiato Cavaliere. Tutto secondo quelle regole, leggi e Costituzione brandite da Mattarella come una clava sulla testa di Salvini, i cui errori ed ingenuità rispetto alle mene di Scalfaro profumano perfino di bucato.

Presidente Mattarella, per poter impartire lezioni a qualcuno nel corso di una rievocazione, le consigliamo di accertarsi prima che sia buono il rievocato. E poi, signor presidente, non si vergogna un pochino anche lei per il mobbing istituzionale a cui la magistratura, i media e la nomenklatura stanno sottoponendo un ragazzo il cui unico intento – pare di capire – è quello di voler restituire l’Italia agli italiani?

Che poi ci riesca dopo che il nostro Paese è stato in mano a Napolitano, Monti, Renzi e Gentiloni è un altro discorso.

*Foto nuovatlandite.org

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